Caro Unisciipuntini,
innanzitutto grazie per avermi aspettata, con pazienza e resilienza.
Tu che sei nato anni fa, per darmi la possibilità di esprimermi e condividere, sei rimasto al mio fianco in questi anni con un numero di testi in “bozza” non indifferente.
Oggi ho deciso di tornare qui da Te perché sento che é tornato il desiderio di condivisione, legato anche alla mia crescita non solo anagrafica.. ahahhaha ma soprattutto umana.
In questi ultimi anni ho affidato ad un mio nuovo profilo Instagram il racconto visivo del bello che i miei occhi son riusciti a cogliere ogni giorno della mia vita e mi é servito e mi serve a soffermarmi…a osservare non solo a vedere, a cercare il bello attorno a me, a fermarlo in una foto, a lasciarlo in quel diario visivo per farmi capire che anche se la memoria non ricorda, ogni singolo giorno qualcosa ha catturato la mia attenzione e mi ha strappato un sorriso…anche nella giornata più buia.
E ora veniamo a noi..
In questi giorni, mesi, anni, son caduta. Più volte e anche se mi son rialzata, la caduta successiva annullava il successo di essermi rialzata, mi son sentita a terra tante, troppe volte.
Ho iniziato a lavorare per un’Azienda lo scorso Dicembre 2024, una buona opportunità per ricominciare, un ruolo che ho ricoperto anni fa, per il team Italiano di una grande azienda sanitaria, una bella sfida, colleghi di supporto ma il carico di lavoro e il modo di lavorare “italiano”, sempre al massimo, dove il massimo però non bastava mai mi ha fatto capire col tempo che “il gioco non valeva la candela”, così mi son detta “hai scelto di trasferirti in un paese del Nord Europa proprio alla ricerca del giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.. e guardati, corri e spingi come se fossi rimasta a Milano”.
Quando metto a fuoco una situazione che non mi soddisfa, soprattutto a livello di “prospettiva” umana e lavorativa, il mio istinto é sempre lo stesso… cercare altro. E così dopo un anno e mezzo ho ripreso la ricerca di un nuovo lavoro che potesse innanzitutto mettermi in relazione con persone del posto, un ambiente internazionale che mi potesse dare una spinta in più verso il vivere più nel profondo questa esperienza all’estero ed eccomi qui, a lavorare dallo scorso primo Giugno per un’azienda internazionale con persone del posto che con me palano in inglese , ma tra loro nella loro lingua che prima o poi dovrò imparare (e che sia questa situazione da sprono), a gestire ordini dalla Scandinavia e dalla Germania.
L’impatto è stato, ed é tutt’ora “da gestire” a livello umano ma anche lavorativo, ci sto lavorando soprattutto sul mio approccio al lavoro che deve sicuramente evolvere ad un livello superiore, che riguarda innanzitutto il separare il ruolo all’interno di un team di lavoro da coinvolgimenti amicali e personali.
Ho sempre vissuto il lavoro come un prolungamento della mia vita, ho sempre avuto un ottimo rapporto con i colleghi e i miei referenti, ecco il mio goal è poter avere un buon rapporto professionale di rispetto e collaborazione, senza per forza volerli “nella mia vita”, alla mia età il mio curriculum parla di me, non voglio convincere nessuno delle mie capacità e non voglio più sentirmi messa alla prova anche se poi di fatto lo sono, ma credo lo siamo tutti a tutti i livelli.
In questi giorni, mesi, anni, ho vissuto appieno, il bello e il brutto, sono stata felice, entusiasta, triste, frustrata, ma alla fine sempre grata.
Ogni tanto “scappo in Italia” perché mi mancano delle persone, dei posti, dei cibi, … o anche solo il casino delle città affollate e incasinate.. e poi una volta ricaricata di abbracci, sorrisi e racconti vis a vis, torno a casa con una spinta positiva forte, consapevole che in qualsiasi momento della mia vita avrò bisogno della presenza fisica di alcune persone.. la troverò.. ed è un dono incredibile.
La mancanza di mio Padre è una cicatrice d’oro che porto con me, ho imparato tanto anche dalla sua mancanza, potrà suonare strano, ma ho capito molto del nostro rapporto in questi anni di mancanza perché la vita mi ha parlato attraverso quella crepa che ho ricoperto con l’oro come insegna una tradizione giapponese.
Oltre mio Padre, ho perso l’anno scorso mio suocero col quale avevo un rapporto davvero particolare, che ho difficoltà a descrivere a parole, e per me é tutto dire.. il nostro rapporto si é evoluto tantissimo negli anni, credo che entrambi ci siamo ricreduti del tutto o in parte l’uno nei confronti dell’altro, ma quel che mi porto nel cuore con tanta emozione sono le sue parole quando Papà ci ha lasciati, Lui mi disse “per quel che posso conta su di me” ed anche quell’unico e ultimo ballo che abbiamo fatto insieme il 1 Gennaio 2025 guardando il concerto di Capodanno sul valzer di Strauss “sul bel Danubio blu”.. valzer che da bambina ballavo col mio Papà con i miei piedi sui suoi per guadagnare mezzo centimetro in più e star ancora più abbracciata a lui.
Le mie figlie crescono e ne sono affascinata, così diverse, così forti e così fragili, in modo diverso, opposto, ma nei loro occhi, anche nei momenti peggiori, ritrovo gli occhi delle mie bambine e così ho capito che anche quando vorresti scappare lontano da un’adolescente in crisi, é proprio quello l’unico momento in cui restare. Seppur in silenzio.. ma restare, ed esserci anche “se non richiesto”.
Per aiutarmi a restare, mi son comprata una piccola clessidra con la sabbia, che granello dopo granello scandisce il tempo e in lei visualizzo lo scorrere, e recupero le forze, la lucidità. La mia clessidra mi fa riprendere fiato, é una mia grande alleata.
Ed infine ci sono state e ci sono, le mie Amiche (che son parte integrante della mia Famiglia), la mia colla dorata per le mie crepe, la mia terapista, i miei libri da leggere, i podcast, la musica, la natura.. e la mia bicicletta, tutti loro mi fan sentire grata per la Vita che costruisco giorno dopo giorno, granello dopo granello…
A presto.
E tu dove sei stato in questo tempo? che giri hai fatto? chi stai diventando?
Unisci anche tu il tuo puntino…
