Stamattina non riesco “a carburare”, dopo aver accompagno tutta la famiglia agli appuntamenti scuola/lavoro, torno a casa, scaldo il latte al microonde, accendo la macchinetta del caffè e così preparo la mia colazione, mancano i biscotti, mi volto, apro il mobiletto bianco alle mie spalle e prendo il pacco di biscotti nuovo comprato da mio marito ieri: “gli abbracci…mmm…buoni!” così nasce questo post.

Innanzitutto sono convinta che leggendo il nome Abbracci tutti voi avete già visualizzato il tipo di biscotto a cui mi riferisco, già la loro forma è senza dubbio la migliore forma di marketing che conosco, semplice e molto realistica, tenendone uno in mano la forma mi sembra quasi poetica… ma torno alla realtà, lo bagno nel latte e lo mangio, adesso è il momento di pensare ai “nostri” abbracci…

Il mio rapporto con gli abbracci è iniziato non molto presto, non ricordo molti abbracci da bambina, ho qualche foto che testimonia abbracci dati e ricevuti, ma a dir la verità non il ricordo emozionale.

I primi abbracci che ricordo fortemente sono quelli della mia amica C. ai tempi del liceo, abbracci a volte anche silenziosi, durante i quali io piangevo disperata tra le sue braccia con ‘il cuore a pezzi’, piangevo di quel pianto adolescenziale che strazia il protagonista e anche chi cerca di consolarlo… anche se ci abbracciamo di meno, i suoi abbracci sono sempre un porto sicuro.

Un altro abbraccio che mi accoglie sempre è quello della mia Amica B. (Amica specchio), lei vive a Roma e quindi posso dire che i suoi abbracci li sento nelle sue parole e nei suoi silenzi, passano per ‘il filo del telefono’ (come si diceva una volta, quando il telefono aveva il filo!).


Gli abbracci in generale sono degli atti emozionanti e preziosi, possono essere di gioia o consolatori, ma in ogni caso esprimono gentilezza e condivisione e sapete quanto io supporto questi due modi di essere.

Tempo fa lessi di un’iniziativa in Australia chiamata “Free hugs”  (abbracci gratis) in cui ci si poteva abbracciare senza doversi conoscere o senza dover palesare il perché di un momento particolarmente felice o triste… così sono andata a cercare su youtube e ho trovato questo video: “Free Hugs Campaign, Melbourne, Australia” in cui dopo la prima esitazione iniziale l’abbraccio diventa un gesto che genera sorrisi…non è poco.
Sedici anni fa come domani (10 gennaio), dopo cena, all’uscita dal ristorante romano al ‘Ghetto’ dove ero stata romanticamente invitata sono stata stretta in un forte abbraccio da un bellissimo ragazzo che mi faceva battere il cuore già da tempo… ricordo che andavamo verso la macchina e camminando l’uno accanto all’altra mi fermò dalla mano e si mise davanti a me, incrociò prima le sue dita con le mie e poi mi abbracciò forte, era il momento giusto per svenire! (non sarei potuta cadere per terra per quanto eravamo abbracciati), staccando le guance ci siamo trovati occhi negli occhi e in qiel momento arrivò anche il primo bacio…quella fu sì la sera del nostro primo bacio ma soprattutto del nostro primo abbraccio! Forse inconsciamente legato a quel ricordo, quando dovevamo scegliere la bomboniera del nostro matrimonio, ho sponsorizzato moltissimo (e poi fu la scelta definitiva) due ‘omini’ che si abbracciano (sale e pepe), che poi in viaggio di nozze abbiamo ritrovato in versione colorata (mentre i nostri erano in bianco e nero) e negli anni successivi degli amici durante i loro viaggi hanno trovato (e ci hanno regalato) delle “varianti” con protagonisti degli animali.

Le nostre bomboniere (2008)

Negli ultimi anni la fisicità dell’abbraccio per me è diventata davvero importante, non abbraccio molto ma i miei abbracci voglio che si sentano nel sentimento che esprimono.

Un altro abbraccio importantissimo per me è stato quello che ci siamo scambiate, chiuse in bagno il mio ultimo giorno di lavoro, con la mia amica Y. che per l’occasione mi regalò un bracciale (dal quale non mi stacco più) con su scritto “Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti potuto essere”, una delle pochissime persone che mi vuole bene per la persona che sono, una delle poche che mi sostiene, crede in me e che ha capito la scelta fatta. Il nostro abbraccio, bagnato dalle lacrime della nostra amicizia, parlava da solo.

Ed infine ci sono gli abbracci “dati e non dati” al mio Papà, quegli abbracci che potrebbero durare ore ma durano poco, quelli che potrebbero essere più stretti ma che diventano brevi perché io vicina a lui mi sento sempre come “una spugna piena di acqua”, se stringi un po’ di più inizio inevitabilmente a piangere e potrei non smettere più… avvicinarmi al mio Papà e abbracciarlo mi emoziona così tanto che appena sento che inizia ad uscire qualche lacrima mi stacco … per non metterlo in difficoltà davanti alla mia fragilità di essere la sua bimba ormai ben cresciuta ma con troppi abbracci non dati… e visto che dagli errori si impara…gli abbracci dati e ricevuti dalle mie figlie oggi sono per me un vero dono.

…e tu che rapporto hai con gli abbracci? Ti piace darli o riceverli?…

…unisci anche tu il tuo puntino…